Caduti di Monterenzio-Prima guerra Mondiale

Minarini Adamo di Amato

 
I caduti della Grande Guerra-Minarini Adamo

 

Minarini Adamo compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a destra, posta nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale. 
In essa sono elencati i soldati morti per malattia contratta in servizio di guerra.

 
 

Minarini Adamo

di Amato
Nato a Monterenzio nel 1888, dimorante a Monterenzio

soldato del 123° Batt. Milizia Territoriale
morto per malattia nell'ospedale da campo 021 il 1 ottobre 1915.
Colono.
Celibe.

 
 

(*) Purtroppo non ho trovato notizie riguardanti il Battaglione di Milizia Territoriale nel quale era stato inquadrato Minarini Adamo ne sull'ospedale da campo n. 021, dove spirò all'età di 27 anni.

Da notizie reperite sul sito Caduti Grande Guerra.net, egli figura nell’elenco dei soldati italiani morti o esumati a Caporetto. Lo stesso sito indica le coordinate della sua dislocazione all'interno del Sacrario Militare di Caporetto, oggi Kobarid, in Slovenia: Tomba/Loculo: 2650. Fila/Gradone: 23. Riquadro/Campo: Inferiore. Pagina Registro: 267.

 

(**) Anno 1915

 Alcuni brevi cenni sulla struttura dell'Esercito italiano, sui Battaglioni della Milizia Territoriale e sul ruolo che essa svolse all'interno dell'apparato difensivo italiano.

Alla Grande Guerra presero parte i nati tra il 1874 (41 anni) e il 1899 (giovani di 18 anni appena, i ragazzi del'99, ultima classe di leva chiamata alle armi per la Prima Guerra Mondiale)

All'entrata in guerra, l'Esercito italiano era strutturato su tre grandi linee difensive poste in successione: prima, seconda e terza linea.

Sulla prima linea erano schierati i reparti dell'Esercito permanente effettivo. A tali reparti erano demandati i compiti operativi. Essi accoglievano nei propri ranghi i giovani sottoposti al servizio di leva obbligatoria (tra i 20 e i 22 anni) e i riservisti congedati (tra i 23 e i 28 anni).

Sulla seconda linea operavano i reparti della Milizia Mobile. Essi erano costituiti da militari (Tra i 29 e i 32 anni) richiamati dal congedo, entro un massimo di tre anni, ed avevano il ruolo di supporto e rincalzo della prima linea.

La terza linea era costituita dalla Milizia Territoriale, nella quale confluivano le classi più anziane (Tra i 33 e 39 anni). Proprio perché i suoi ranghi erano composti da soldati appartenenti alle classi più anziane, ritenute meno idonee all’impiego negli scontri armati, ad essa vennero assegnati compiti di retrovia quali il compito di operare nelle località momentaneamente prive di reparti regolari dell’Esercito, presidiare le fortezze, controllare il territorio, collaborare con i reparti di polizia nella tutela dell’ordine pubblico, effettuare servizi di scorta ai prigionieri di guerra. Solo eccezionalmente partecipò alle azioni dell’esercito sui campi di battaglia.

 
 


 

Minarini Andrea Paolo di Fortunato

 
I caduti della Grande Guerra-Minarini Andrea Paolo

 

Minarini Andrea Paolo compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

 
 

Minarini Andrea Paolo

di Fortunato
Nato a Monterenzio nel 1884, dimorante a Monterenzio

soldato del 15° Regg. Bersaglieri
morto sul Carso per ferite sul campo (Trentino) il 9 giugno 1916.
Colono.
Ammogliato, lascia due orfani.

 


 

Montebugnoli Antonio di Costantino

 
I caduti della Grande Guerra-Montebugnoli Antonio 

Montebugnoli Antonio compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

 
 

Montebugnoli Antonio

di Costantino
Nato a Monterenzio nel 1880, dimorante a Monterenzio

soldato del 206° Regg. Fanteria
morto per ferite sul campo al S. Marco, Medio Isonzo, il 31 maggio 1917.
Possidente, Colono.
Ammogliato, lascia cinque orfani, quattro maschi e una femmina.

 


 

Montebugnoli Giovanni di Giuseppe Enrico

 
I caduti della Grande Guerra-Montebugnoli Giovanni

Montebugnoli Giovanni compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

 
 

Montebugnoli Giovanni

di Giuseppe Enrico
Nato a Monterenzio nel 1894, dimorante a Monterenzio

soldato del 141° Regg. Fanteria
disperso sul campo il 29 novembre 1915.
Possidente, Colono.
Celibe.

 
 

Alcune note sul 141° Reggimento di Fanteria, unità militare nella quale fu inquadrato Montebugnoli Giovanni.

NB: Il testo sotto riportato è stato estrapolato dalla pubblicazione del Ministero della guerra, Stato maggiore centrale, Ufficio storico, 
Brigate di fanteria: riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918,
 Roma, Libreria dello Stato, 1924-1929, in 
8 volumi.

(**): La trascrizione è limita alle pagine riguardanti l'anno 1915, anno di morte del Montebugnoli.

Il 141° e il 142° Reggimenti di Fanteria formavano la Brigata Catanzaro.

(**) Anno 1915

Ultimate il 7 giugno le operazioni di mobilitazione, la brigata parte da varie sedi della Calabria e raggiunge, per ferrovia, Udine ed il 12 si disloca fra Zugliano e Terenzano alla dipendenza della 28ª divisione. Il 23 giugno si sposta a Borgnano, l’11 luglio a Ruda e S. Nicolò di Ruda.

Il 21 luglio è a Turriaco (X corpo d'armata) ed il giorno seguente il 142° sostituisce in linea, verso Fogliano, i reggimenti 32° e 48º. Dopo aver compiuto piccole azioni tendenti a rettificare le posizioni occupate, Il 25 tutta In brigata, rinforzata da altre unità, riceve ordine di avanzare per cooperare alle operazioni che Il VII corpo d'armata svolge verso M. Sei Busi. La resistenza avversaria non consento di raggiungere i risultati voluti e l’azione è ripresa il giorno 26 luglio con notevoli vantaggi da parte del 142°, che fa parte della colonna centrale di attacco assieme al 31°.

Dopo successivi tentativi d'avanzata, il 28 la « Catanzaro » riceve ordine dal comando della 19ª divisione di raggiungere le quote 121, 164 e 177 ed ha a sua disposizione il 123° fanteria ed il 4° battaglione bersaglieri. Ad onta della tenace resistenza del nemico, fortemente trincerato, In colonna di sinistra (142° ed un battaglione del 123°), avanzando lentamente, occupa il ciglio sud-ovest del costone di M. Cappuccio, mentre quella di destra (un battaglione del 123°, uno del 48° ed il 4º bersaglieri), cozza contro una trincea blindata e protetta da reticolati ed è obbligata a fermarsi. Il 30, mentre la sinistra consolida la posizione conquistata, la destra ha ordine di attaccare nuovamente la trincea antistante, ma non fa che lievi progressi poichè, superati due ordini di trincea, ne trova un terzo ancora intatto.

Intanto il 141°, trasferitosi il 21 luglio da Turriaco a Sagrado, entra in linea il 25 col I battaglione a q. 150 (ovest della strada Sdraussina-Sella di S. Martino) e disloca gli altri due alla Filanda di Sdraussina alla dipendenza della 21ª divisione. Il 26 il 1/141° occupa alla baionetta un trincerone della Sella di S. Martino ed il 27, rinforzato dal III battaglione, avanza verso il margine del Bosco Cappuccio o lo raggiunge, mentre due compagnie del IIl battaglione sostengono la ritirata del 155° fanteria che non può mantenere i progressi della sua avanzata sulla destra, Il Il battaglione, già dislocato al casello 46 sulla ferrovia Sdraussina-Savogna a sostegno della brigata Bari operante nei pressi di q. 170, il 29 agisce in rincalzo del 151° ed il 4 agosto occupa una trincea al limite del Bosco Cappuccio, che consolida gradualmente fino al 10.

Dopo un’ultima permanenza nelle rispettive posizioni durata fino al 27 agosto, la brigata è inviata a riposo fra Mariano e Fratta quale riserva del XIV corpo d'armata. Il 18 settembre rileva alla Sella di S. Martino del Carso il 148° fanteria (28ª divisione).

Dopo un'alternativa fra turni di linea e di riposo, il 21 ottobre la « Catanzaro» ha ordine di agiro contro il tratto Cappella di S. Martino-S. Martino.

I primi attacchi, durati due giorni, si infrangono contro una tenacissima resistenza; si intensifica allora l’azione sulla fronte del 141° per avvolgere le difese antistanti al 142° e favorire l’ulteriore avanzata di questo reggimento. Difatti due battaglioni del 141° (I e Il), agendo nel territorio del settore di destra (30ª divisione), con fulmineo sbalzo sorprendono il nemico ed occupano la trincea catturando numerosi prigionieri e molto materiale bellico. Procedono poi lungo il Valloncello di S. Martino occupando altra trincea nemica; ma il favorevole esito di questa azione non consente al 142° di progredire, tanto è intensa la resistenza avversaria.

L'attacco prosegue il 23 ottobre su due colonne: a sinistra il 1/141° e due battaglioni della brigata Caltanissetta, a destra gli altri battaglioni del 141° e due compagnie del 142°. Con lotta accanita la colonna di sinistra raggiunge il trincerone nemico che sbarra la valle S. Martino e sensibili progressi fa anche l'altra colonna, ma un micidiale fuoco di artiglieria e mitragliatrici obbliga i riparti avanzati a ripiegare.

Sostituita parzialmente dalla « Regina », la brigata opera sucessivi tentativi di avanzata fino al 30 ottobre, senza riuscire ad avere ragione della resistenza avversaria. Eguale sorte hanno gli altri attacchi compiuti fino al 3 novembre, tranne quello operato il 31 ottobre da una compagnia del 141° che riesce ad occupare e mantenere un tratto di trincea nemica.

Nel giorni 4 e 5 novembre la « Catanzaro », sostituita dalla « Pisa », si porta a S. Vito al Torre. Le sue perdite in questo periodo di aspra lotta, durata dal 18 ottobre al 3 novembre, sono di 97 ufficiali e 3511 militari di trappa. Il 17 novembre si sposta nella zona fra Ontagnano, Felettis, Sevegliano e Risano ed il 26 in quella Chiopris-Medeuzza a disposizione del comando dell’Xl corpo d' armata.

Dopo qualche altro spostamento la brigata, il 22 dicembre, è dislocata nella zona fra S. Maria la Longa-Lavariano-Felettis-Cuccana.

 


 

Monti Giovanni Vito di Antonio

 
I caduti della Grande Guerra-Monti Giovanni Vito

 

Monti Giovanni Vito compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a destra, posta nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale. 
In essa sono elencati i soldati morti per malattia contratta in servizio di guerra.

 
 

Monti Giovanni Vito

di Antonio
Nato a Monghidoro nel 1885, dimorante a Monterenzio

soldato del 119° Regg. Fanteria
morto per malattia in prigionia a Gottingen (Austria) il 28 maggio 1918.
Colono.
Ammogliato.

 


 

Monti Giuseppe di Angelo

 
I caduti della Grande Guerra-Monti Giuseppe

Monti Giuseppe compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

Cimitero di esumazione: Borgo Valsugana

 
 

Monti Giuseppe

di Angelo
Nato a Monterenzio nel 1895, dimorante a Monterenzio

soldato del 9° Regg. Art. da fortezza
morto per setticemia in seguito a ferite nell'ospedale da campo 085 il 24 aprile 1916.
Bracciante.
Celibe.

 

 
 

(*) Monti era inquadrato come soldato nel 9° regg. di artiglieria da Fortezza.

L’artiglieria da Fortezza era una specialità dell’arma dell’artiglieria. I suoi compiti erano quelli di presidiare i forti posti a difesa delle frontiere.

Giuseppe morì il 24 aprile 1916 in un ospedale da campo, il n. 085, che in quei mesi era attivo a Strigno, un piccolo paese situato nella Valsugana orientale ai piedi dei colli Penile e Trenti, nelle retrovie dei campi di battaglia.

La struttura sanitaria era arrivata lì da Agnedo, dove aveva operato poco prima. Aveva cento posti letto ed era gestita dalla 2ª Compagnia di Sanità di Alessandria.

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Monti Silvio di Angelo

 
I caduti della Grande Guerra-Monti Silvio

Monti Silvio compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

 
 

Monti Silvio

di Angelo
Nato a Monterenzio nel 1894, dimorante a Monterenzio

soldato del 31° Regg. Fanteria
morto per ferite nell'ospedaletto da campo 70 il 30 ottobre 1915.
Bracciante.
Celibe.

 
 

(*) Da notizie reperite sul sito Caduti Grande Guerra.net, egli figura nell’elenco dei soldati italiani i cui resti sono tumulati nel Sacrario di Redipuglia. Lo stesso sito indica anche le coordinate della sua dislocazione all'interno del Sacrario. Luogo di Morte (o di esumazione): Villesset T. 760, Data di morte: 30/10/1915, Tomba/Loculo: 25144, Fila/Gradone: 13, Pagina Registro: 165-166

Alcune note sul 31° Reggimento di Fanteria, unità militare nella quale fu inquadrato Monti Silvio.

NB: Il testo sotto riportato è stato estrapolato dalla pubblicazione del Ministero della guerra, Stato maggiore centrale, Ufficio storico, 
Brigate di fanteria: riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918,
 Roma, Libreria dello Stato, 1924-1929, in 
8 volumi.

(**) La trascrizione è limita alle pagg. 145 e 146 riguardanti l'anno 1915, anno di morte del Monti.

Il 31° e il 32° Reggimenti di Fanteria formavano la Brigata Siena.

(**) Anno 1915

La brigata Siena, partita il I° giugno da Napoli, si raccoglie il 4 a Codroipo e, dopo vari spostamenti, giunge il giorno 11 a Turriaco, ove è posta alla dipendenza della 19a divisione, che dalla riva destra dell'Isonzo tende ad affermarsi sul margine dell' Altopiano Carsico. La brigata raggiunge dal 16 al 23 giugno la fronte S. Pietro dell'Isonzo-rotabile di Ronchi: e nella Iª battaglia dell'Isonzo (23 giugno - 7 luglio), dopo combattimenti accaniti, nei quali perde oltre 1500 uomini dei quali 61 ufficiali, riesce ad espugnare importanti trinceramenti nella zona di Castelnuovo. La lotta per la conquista delle difese di Castelnuovo continua violenta anche nella 2ª battaglia dell'Isonzo (18 luglio - 3 agosto); e la brigata, con tenacia e gravi perdite (800 uomini dei quali 32 ufficiali), conquista ancora altri importanti trinceramenti a sud di Castelnuovo. Inviata in zona di riposo il I° agosto, ritorna il 22 settembre in linea, sempre nel settore di Castelnuovo.

Nella 3ª battaglia dell'Isonzo (18 ottobre - 4 novembre) le viene assegnato il compito di impadronirsi della trincea nemica detta «delle Frasche»; fra il 21 e il 23 ottobre i suoi reggimenti si sforzano, con ripetuti assalti, di raggiungere e mantenere la forte posizione nemica; il 23 la trincea, in un violento assalto, è conquistata, ma nella notte successiva un contrattacco ne ricaccia i difensori, costringendoli a ripiegare sulle linee di partenza. Il 28 e 29 ottobre ed il I° novembre reparti del 32° ed il Iº reggimento bersaglieri bis (poi 15º) rioccupano la contesa trincea, che è resa però intenibile dal tiro di distruzione dell'artiglieria e dai contrattacchi nemici, onde ancora una volta i nostri sono obbligati a sgombrare.

Il maltempo persistente, la spossatezza delle truppe, esauste da tanti giorni di lotta, le gravi perdite subite (oltre 2000 uomini della Siena fuori combattimento, dei quali 53 ufficiali) impongono la sospensione dell'azione, talchè fra il 4 e l’8 novembre la brigata si trasferisce nei pressi di Palmanova per riordinarsi.

 


 

Morara Attilio fu Luigi

 
I caduti della Grande Guerra-Morara Attilio

Morara Attilio compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

 
 

Morara Attilio

fu Luigi
Nato a Monterenzio nel 1882, dimorante a Monterenzio

soldato del 1° Regg. Fanteria
disperso sul campo il 23 maggio 1917.
Muratore.
Ammogliato, lascia due orfani.

 


 

Morara Giuseppe di Antonio

 
I caduti della Grande Guerra-Morara Giuseppe

 

Morara Giuseppe compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a destra, posta nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale. 
In essa sono elencati i soldati morti per malattia contratta in servizio di guerra.

 
 

Morara Giuseppe

di Antonio
Nato a Monterenzio nel 1887, dimorante a Monterenzio

soldato del 1° Regg. Genio
morto per bronco-polmonite nell'ospedaletto da campo 74 (Albania) il 2 ottobre 1918.
Bracciante.
Ammogliato, lascia due orfane.

 


 

Morara Luigi di Federico

 
I caduti della Grande Guerra-Morara Luigi

 

Morara Luigi compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a destra, posta nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale. 
In essa sono elencati i soldati morti per malattia contratta in servizio di guerra.

 
 

Morara Luigi

di Federico
Nato a Monterenzio nel 1885, dimorante a Monterenzio

soldato del 150° Regg. Fanteria
morto per meningite a Monterenzio il 5 aprile 1918.
Bracciante.
Ammogliato, lascia un orfano.

 


 

Muzzi Bonafede di Angelo

 
I caduti della Grande Guerra-Muzzi Bonafede

 

Muzzi Bonafede compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a destra, posta nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale. 
In essa sono elencati i soldati morti per malattia contratta in servizio di guerra.

 
 

Muzzi Bonafede

di Angelo
Nato a Monterenzio nel 1896, dimorante a Monterenzio

soldato del 2° Regg. Genio
morto per polmonite nell'ospedale di riserva a Casalmonferrato il 13 marzo 1916.
Bracciante.
Celibe.


Note di aggiornamento 28 dicembre 2025:
Muzzi Bonafede, di Angelo e Ravaglia Annunziata, nacque a Monterenzio il 23 luglio 1896. 

Morì il 13 marzo 1916 nell’Ospedale Militare di Riserva di Casale Monferrato (Riparto Scuole Lanza).

La copia deIl’atto di morte, inviato dall’ospedale al Comune di Casal Monferrato riporta che “a ore pomeridiane 8 e minuti 40 del giorno 13 corrente” era morto il soldato Muzzi Bonafede. La copia del documento giunse al Comune di Monterenzio e fu trascritta in data 30 maggio 1916.

Bonafede aveva 20 anni.

 


 

Alcune note sul 2° Reggimento Genio, unità militare nella quale fu inquadrato Muzzi Bonafede.

(*) NB: A differenza di quanto avvenuto nel corso delle ricerche sulle altre unità di combattimento in cui furono inquadrati i caduti monterenziesi — per le quali è stato possibile consultare i relativi diari storici — nel caso del 2° Reggimento del Genio di stanza a Casale Monferrato, reparto in cui prestava servizio il soldato Muzzi Bonafede, non è stato possibile reperire il diario storico. Le notizie qui riportate sono il frutto di una ricerca effettuata nel web. 

(**): Tale Reggimento ebbe sede dal 1876 al 1919, anno in cui venne sciolto, a Casale Monferrato.

Il Genio nacque come arma specializzata dell’esercito avente il compito di offrire supporto tecnico, tattico e logistico ai reparti di combattenti.

Fin dall'antichità, infatti, accanto alle truppe impegnate in battaglia operavano gruppi di soldati specializzati dediti a rendere possibile lo svolgimento delle guerre. Essi avevano il compito di permettere ai combattenti di ripararsi, superare ostacoli o barriere e spostarsi celermente sui territori. Erano i progenitori dei genieri.

Senza volere "scavare" troppo indietro nella storia e nelle tradizioni di questi specialisti, le cui competenze erano indispensabili agli eserciti per ottenere la vittoria sui campi di battaglia, va ricordato che truppe tecniche operavano non solo in tutti gli eserciti europei, ma anche in quelli degli Stati preunitari italiani. Limitando lo sguardo ai genieri presenti nell'Armata sabauda, considerata la progenitrice del Regio Esercito, è possibile delineare con maggior chiarezza le origini e il ruolo di queste unità.

Partiamo dall'11 giugno 1775, quando all'interno di essa venne creato il "Corpo Reale degli Ingegneri".

Passato attraverso le esperienze belliche risorgimentali, che segnarono profondamente la storia dell'Italia, fu sottoposto a diversi riordinamenti e a cambi di denominazione.

Prese parte a importanti fatti d'arme tendenti a unificare sotto un'unica corona, quella Sabauda, gli stati monarchici della penisola. Tra il 1848 e il 1859 combatté due guerre per l'indipendenza: la prima (1848-1849), la seconda (1859).

Tra il 1860 e il 1861, compagnie zappatori fornite dal 2° reggimento furono integrate nei Corpi d'Armata dell'esercito sardo-piemontese che operarono nel corso della Campagna delle Marche dell'Umbria e dell'Italia meridionale. Giocarono un ruolo cruciale nelle operazioni d'assedio e nelle espugnazioni delle principali roccaforti nemiche: dai successi iniziali a San Leo e Perugia (14 settembre 1860), al decisivo assedio di Ancona (24-29 settembre 1860). Il loro impegno proseguì contro le difese borboniche a Capua (ottobre-novembre 1860) e nel lungo assedio di Gaeta, conclusosi nel febbraio 1861. Infine, il Genio operò nelle ultime sacche di resistenza di Messina, arresasi il 13 marzo 1861, e di Civitella del Tronto, che capitolò il 20 marzo 1861 dopo un assedio iniziato nell'ottobre dell'anno precedente.

Il 24 gennaio 1861, dall'unificazione di due reggimenti esistenti all'epoca, nacque l'Arma del Genio.

Nel 1866 combatté nella terza guerra d'Indipendenza e nel 1870 contribuì alla presa di Roma. A quel tempo il Genio Militare era detto Corpo Zappatori.

Negli anni successivi l'Arma fu sottoposta ad altri riordinamenti, che l'accompagnarono fino ai primi anni del XX secolo. Nel 1910 fu nuovamente riordinata e rimase tale, salvo leggerissime modifiche, fino al 1915.

Tra il 1915 e il 1918 fu progressivamente potenziata, sia nel numero degli uomini impiegati che nelle specialità: aviatori, difesa antigas, elettricisti, ferrovieri, fotoelettricisti, fotografi, guide fluviali, lagunari, lanciafiamme, manovratori idraulici, minatori, motoristi, pompieri, pontieri, radiotelegrafisti, teleferisti, telegrafisti, trasmettitori e zappatori.

Era competenza dei genieri predisporre e rinforzare le linee di difesa, costruire un numero spropositato di baracche di legno per gli usi più disparati: ripari dalle intemperie e alloggi per i soldati, magazzini e depositi per i materiali di vestiario, per le derrate alimentari, locali per il confezionamento e il consumo dei pasti, rimesse per il ricovero degli automezzi. E poi stalle per animali, depositi per il carburante, per il foraggio il fieno e la paglia, per gli esplosivi e le munizioni. E ancora, predisporre apprestamenti difensivi, scavare trincee, gallerie, strade, mulattiere, sentieri, ferrovie, ponti, linee teleferiche, linee telegrafiche, ospedali da campo e posti di medicazione.

Oltre a ciò dovevano operare ricognizioni tecniche delle linee nemiche, forzare le difese avversarie aprendo varchi nei reticolati per favorire gli assalti dei fanti, nonché contrastare in ogni modo l’avanzamento delle truppe avversarie, talvolta partecipando attivamente e con valore agli scontri armati.

(**) Anno 1915

 


 

Nobili Giacomo di Vito

 
I caduti della Grande Guerra-Nobili Giacomo

Nobili Giacomo compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

 
 

Nobili Giacomo

di Vito
Nato a Firenzuola nel 1886, dimorante a Monterenzio

caporalmaggiore del 35° Regg. Fanteria, 10a Compagnia
disperso sul Podgora il 1° novembre 1915, morto per ferite sul campo.
Colono.
Ammogliato, lascia un orfano.

 

Note di aggiornamento 20 ottobre 2025:

Nobili Giacomo, di Vito e Ghini Angela, nacque il 25 luglio 1886 a Firenzuola.

Giacomo risultò disperso il 1° novembre 1915* durante le operazioni sul monte Podgora.

Morì combattendo probabilmente nel corso dei ripetuti e furibondi attacchi alla baionetta compiuti dal 35° reggimento fanteria sulle pendici del monte, nel tentativo di conquistare la linea Calvario-Cappelletta-quota 240.

La sua salma, era morto per le ferite subite, fu rinvenuto solo il 23 febbraio 1916. Come avveniva spesso in quei mesi di guerra, fu sepolto direttamente sul campo, come risulta dal verbale mod. 147 del 12° Regg. Fanteria.

La copia dell’atto di morte, inviato dal comandante del 12° reggimento di fanteria, giunse al Comune di Monterenzio e fu trascritto con atto n. 16 in data 9 dicembre 1917.

Giovanni aveva 29 anni.

Al momento ignoro se il suo corpo è stato, in seguito, dissepolto e tumulato altrove.

*Le data ricade all’interno dell’arco temporale in cui ebbe luogo la III° Battaglia dell’Isonzo, cioè dal 18 ottobre al 4 novembre 1915.

 


 

Alcune note sul 35° Reggimento di Fanteria, unità militare nella quale fu inquadrato Nobili Giacomo.

NB: Il testo sotto riportato è stato estrapolato dalla pubblicazione del Ministero della guerra, Stato maggiore centrale, Ufficio storico, 
Brigate di fanteria: riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918,
 Roma, Libreria dello Stato, 1924-1929, in 
8 volumi.

(**): La trascrizione del riassunto riguardante la Brigata Pistoia è limitato alle pagg. 185 e 186 riguardanti l'anno 1915, anno di morte del Nobili.

Il 35° e il 36° Reggimenti di Fanteria formavano la Brigata Pistoia. In tempo di pace il 35° aveva sede a Bologna, mentre il 36° aveva la sua sede a Modena.

(**) Anno 1915

Da Bologna e Modena, sedi ordinarie di pace dei suoi reggimenti, la brigata Pistoia si trasferisce sin dal 13 maggio alla frontiera e disloca nella zona Percotto-Pavia d'Udine, alle dipendenze della IIª divisione. Iniziatesi le ostilità, la divisione, dopo aver passato il confine il 24 maggio, procede verso la testa di ponte di Gorizia, ove è fermata dal nemico schierato su quelle alture, già organizzate a difesa. Alla Pistoia è affidato l'attacco del Podgora: il 10 giugno il 35° fanteria inizia con slancio l'assalto, ma il nutrito fuoco di fucileria ed il tiro aggiustato delle artiglierie avversarie arrestano le truppe del reggimento ai reticolati intatti, infliggendo loro perdite gravi (26 ufficiali e 600 uomini di truppa). L'abnegazione e lo spirito di sacrificio attestati con tanto tributo di sangue son ricompensati colla concessione della medaglia d'argento al valor militare alla Bandiera del 35°. Riusciti vani i primi assalti, le nostre truppe si afforzano nelle posizioni raggiunte e si dispongono ad un investimento metodico della testa di ponto di Gorizia. Compiuti i preparativi, con gli scarsi mezzi disponibili, si inizia, lungo tutta la linea dell'Isonzo, la serie degli attacchi per superare le difese avversarie. Ha luogo così, fra il 23 giugno e il 7 luglio, la Iª battaglia dell'Isonzo, durante la quale l'assalto al Podgora (q. 240) è tentato dal 36° fanteria con un battaglione del 35° in rincalzo; ma anche questa volta l'insufficienza di mezzi per aprirsi i varchi attraverso le difese accessorie e la robustezza delle posizioni avversarie rendono vano ogni ardimento e gli attaccanti sono costretti a ripiegare nelle trincee di partenza, con sensibili perdite. Nella seconda metà di luglio l'azione offensiva contro la q. 240 del Podgora viene ripresa (2ª battaglia dell'Isonzo: 19 luglio - 10 agosto); l'assalto, eseguito dal reggimento CC. RR., che ha in rincalzo il II/36°, frutta risultati di poco rilievo in confronto delle gravi perdite.

Fra l'agosto e l'ottobre le nostre truppe, mettendo a profitto a l'esperienza acquistata a prezzo di tanto sangue nei primi mesi della campagna, apprestano con rinnovata fede nuovi mezzi per il proseguimento delle operazioni offensive necessarie per impadronirsi della linea dell'Isonzo. Nella seconda metà di ottobre si svolge la 3ª battaglia dell'Isonzo (18 ottobre - 4 novembre) e la brigata Pistoia, alla dipendenza della 12ª divisione, attacca con 4 battaglioni in prima linea e 2 (I e II del 36°) in riserva divisionale le posizioni del Podgora fra Calvario-Cappelletta-q. 240. Dopo qualche azione dimostrativa, fra il 25 e il 29 ottobre, vengono condotti decisi assalti, che permettono ad arditi reparti del 35° fanteria di irrompere nelle trincee nemiche; queste, però, più volte prese e perdute nel corso di combattimenti accaniti, battute dal tiro violento dell'artiglieria nemica, debbono alfine essere abbandonate. Il 30 ottobre gli Austriaci attaccano alla loro volta le nostre posizioni sul Calvario, ma sono respinti. Nuovi assalti eseguiti dai fanti della Pistoia ai primi di novembre permettono loro di impadronirsi, il giorno 2, di qualche elemento di trincea. Rilevanti sono le perdite della brigata Pistoia durante la 3ª battaglia dell'Isonzo: (2000 uomini e 38 ufficiali fuori combattimento).

Fra il 10 novembre e il 10 dicembre (4ª battaglia dell'Isonzo), con azione metodica e tenace si tenta di nuovo di avanzare, sgretolando gradatamente le difese nemiche; ma a malgrado dello spirito di sacrificio e della incrollabile tenacia che le anima, le truppe, stanche della lotta, che dura quasi ininterrotta dal luglio, ed avversate da condizioni atmosferiche pessime, conseguono solo lievi progressi, dopo aver sacrificato circa 1500 uomini dei, quali 50 ufficiali.

Dopo un breve periodo di riordinamento nella zona di Pradis, la brigata rientra in linea ad Oslavia, il 10 dicembre.

 


 

 

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