La tazza di the
Mercoledì 07 Luglio 2010 00:00
Questo breve scritto fa parte di una produzione che all'autrice piace chiamare “monete”
Versò lentamente il the nella tazza appoggiata sul tavolino di cristallo. Seduto sul divano di pelle beige, osservò il liquido che passava gioiosamente dal beccuccio della teiera all'accogliente ventre della tazza di fine porcellana bianca, appoggiata su un piattino di forma squadrata, insolita, moderna. Il rito del the a metà pomeriggio, gli permetteva di staccare per un po', di rilassar dopo tutta quella concentrazione che ogni giorno lo impegnava da tre mesi a questa parte.
Il suo editore gli aveva commissionato un nuovo libro e non stava procedendo proprio come sperava: una volta trovata l'ispirazione si era arenato, non riuscendo a trovare una descrizione convincente di un particolare personaggio che era nato dalla sua fantasia. Era ovviamente una figura di donna. Parlare di una donna non è poi così facile per un uomo ma il personaggio era per lui così importante per la trama che aveva scelto, che doveva assolutamente riuscire a darle uno spessore consistente, a darle il dovuto respiro, la giusta credibilità. Avrebbe dovuto essere una donna delicata ma forte insieme; capace di amori appassionati e di risoluta dedizione; una donna comunque moderna, estrosa ed elegante insieme e soprattutto in grado di provare calore per la vita, capace di vivere intensamente.
Una specie di eroina in una trama apparentemente leggera, fatta di quotidianità, di amicizie a volte impegnative e amori un po' tormentati, capace anche di scelte forti, determinate. Una protagonista della sua vita , capace di emergere, anche solo per il respiro del suo carattere, dolce ma non docile. L'aroma del the salì fino alle sue narici, solleticando la sua curiosità di voler gustare, in quel pomeriggio, quel particolare infuso di pera e vaniglia. Sorseggiò lentamente la prima boccata e gli parve di sentire un profumo intenso, un languore dolce e aromatico che gli rimbalzava per tutto il palato, regalandogli un piccolo sussulto di piacere inaspettato. Quali parole potevano dare vita alla donna a cui stava pensando? Da dove partire? Dagli occhi o dal portamento? Dal sorriso o dal colore dei capelli? Provò ad immaginarsi due o tre donne diverse, ma al di là di una mera descrizione fisica, non riusciva a trovare il giusto verso per dare anche solo un accenno d'anima a lei...lei...Giusto, non aveva ancora un nome lei...Si ricordò che in un qualche libro aveva letto di una donna afgana risoluta e dalla vita piena di stenti e difficoltà, ma, alla fine, vincente sul destino che l'aveva sempre osteggiata. Si chiamava Laila. Il suo nome doveva avere un qualche significato di cui non si ricordava, ma il nome produsse in lui un senso di soddisfazione interiore come di chi, sfinito, raggiunge la riva dopo un'intensa e prolungata nuotata. Sarebbe stata Laila dunque. Il profumo del the lo tentò nuovamente. Questa volta il sorso potè essere meno veloce, dato che il liquido dal color ambra, si era un po' raffreddato. Lo trattenne nella bocca assaporando tutta la rotondità del profumo che gli inondava la cavità orale, che sommergeva i denti, che si protundeva sino a voler quasi accarezzare le narici. D'improvviso si mise ad analizzare il gesto: il movimento con cui aveva afferrato la tazza, l'ondeggiare del the mentre lo portava alla bocca, il tepore che insolente irrorava dentro di sé e il piacere. L'analisi delle sensazioni provate durante quel gesto così banale gli evocò delle immagini : Colore fulvo, incedere sinuoso, carattere ribelle, sensualità, fascino, morbidezza nei movimenti, dolcezza e un pizzico di protagonismo.
Laila come quel the sorseggiato e goduto. Laila che nasce da un gesto quasi ordinario. Laila che vivrà una sua storia quotidiana e straordinaria, con la sua personalità fatta di sensazioni provate da uno scrittore, sorseggiando una tazza di the.....
Posò la fine ceramica bianca sul piattino rimasto sul tavolo di cristallo. Le sue mani corsero alla tastiera e Laila cominciò a vivere.
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