Sassuno - Testo descrittivo della Chiesa dei Santi Michele e Cristoforo
(Monterenzio).
Le notizie sulla chiesa dei Santi Michele e Cristoforo di Sassuno sono state tratte dalla monumentale opera "Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, ritratte e descritte" edita dalla Litografia Marchi e Corty, Tipografia di San Tommaso D'Aquino, 1844/1851
La Chiesa dei Santi Michele e Cristoforo di Sassuno, oggetto di questo scritto, è la diciannovesima chiesa che appare illustrata e descritta all'interno del Tomo II°, pubblicato nel 1847
Trascrizione integrale del testo contenuto nelle pagine descrittive della chiesa:
"Alla distanza di circa 13 miglia da Bologna fuori di porta maggiore incontrasi un distretto parrocchiale antichissimo appellato Sassuno; la quale denominazione, secondo credesi, deriva dall’essere stata la parrocchial chiesa edificata sopra un’altura formata da un gran sasso; il che viene confermato ancora dall’osservare che il campanile della chiesa ha appena due piedi di fondamenta avendo la durezza della materia impedito di farlo maggiormente profondo. Qui noteremo che per riguardo all’antichità di questo distretto cosi nominato abbiamo argomento onde inerire la sua esistenza essere anteriore al 1000, giacchè il tante volte citato Calindri porta un documento di donazione del 1068 nel quale si nomina testimonio un prete Sigezo da Sassuno, e può ancora questo essere stato inlitolato così qualche secolo prima; ma di ciò non è memoria. Dagli storici patrii poi abbiamo che molte, e potenti famiglie abitavano in Sassuno anticamente, ed erano chiamati conti e nei frammenti degli estimi del 1281, 1282, 1305 confermasi quanto asseriamo; e trovasi memoria di una famiglia feudataria di una parte di questo luogo, e cioè di quella parte circostante al rio Francinatico, che avendo voluto far mostra di potenza più che le sue forze reali nol consentissero, fu dal comune bolognese umiliata, distruggendone le case, e manomettendo il paese. Un luogo forte era in questo territorio ora detto Castelvecchio, e consisteva in una rocca circondata da un castello che serviva d’appoggio ai suoi proprietarii onde frenare l’oltracostanza dei nemici: e quando era in potestà del comune di Bologna venne sgravato da qualunque imposto per alleviare ai suoi abitatori dei mali sofferti nelle passate guerre. Trovasi poi che nel 1428 venne espugnato, sebbene a gran fatica, dall’esercito ecclesiastico; e nel 1441 da Balduccio d’Anghiari. Nel 1490 poi Giovanni II Bentivogli avendo bisogno di raffermare la sua potenza, e fortificando varii luoghi del contado comandò che si edificasse una piccola rocca nel castello di Sassuno. In questa terra oltrechè visse la famiglia Sassoni da cui nacquero varii uomini celebri per lettere, e scienze, fiorì nel 1298 Arighetto da Sassuno famoso ingegnere. Ai tempi del Calindri nulla era nel nostro luogo che facesse testimonianza d’antichità, se non una lapide di marmo bianco con alcune grandi lettere romane avanzo di una iscrizione guastata dall’esser stata tagliata la lastra di marmo per acconciarla all’imboccatura del sepolcro dei sacerdoti della parrocchia di Sassuno. Di più osservò lo stesso autore nel luogo detto il Dragone un curioso fenomeno, che esso descrive minutamente, e che accenneremo noi pure, il quale consisteva in una voragine nella quale udivasi un continuo rumore, e vedevasi una eruzione di liquida argilla, la quale dilagavasi a modo di lava, ed era più braccia di altezza intorno alla bocca onde usciva. Quando l’eruzione era cessata la bocca era chiusa, e prima che una nuova eruzione avvenisse vedevasi l’argilla gonfiarsi a modo di polla d’acqua, quindi aprirsi in un foro a foggia della bocca di un calice; poscia coll’interruzione di 30 secondi avvenire il vomitamento delle materie argillose a cui era frammisto qualche particella di marcassita; e il terreno all’intorno a pocchi passi dalla bocca aveva un moto continuo di tremito; e dicesi ancora che le eruzioni fossero più veementi, e più abbondanti quando accadevano scosse di terremoto. È pure in questo territorio la bellissima cisterna di cui si è fatta menzione nella storia di Vignale. Il distretto è dato all’agricoltura, e vi si raccoglie grano, uva, e frutta in sufficiente quantità; poche castagne, poco fieno, molta legna da fuoco, che darebbe utile assai più grande se vi fosse facilità di trasporto. Gli uomini di Sassuno in numero di circa 230 nell’Agosto del 1847 per le cose civili dipendono dalla magistratura di Monterenzio, sotto il governo di Loiano.
Antichissima è la chiesa parrocchiale di Sassuno, ma sconosciuta ci resta l’epoca della sua erezione, e da campione autentico si ha che già esisteva nel 1378, come ci ammonisce lo stesso campione trovavasi a que’ tempi in questo stesso territorio un’altra chiesa parrocchiale intitolata S. Michele di Francinatico, la quale per vetustà, e per iscoscendimento di terreno essendo per ruinare, fu dall’immortal Lambertini abolita aggregandone il distrettretto a quel di S. Cristoforo di Sassuno; e perciò dopo quella unione la nostra parrocchia riconosce per suo protettore anche S. Michele, ad onore del quale questi popolani festeggiano il giorno 29 Settembre, come giorno dedicato alle sue glorie. Questa chiesa nel suo interno è a travature eccetto tutta la cappella maggiore che è in volto; il dipinto dell’altare maggiore rappresentante S. Michele, un crocifisso, S. Giorgio è opera di buona mano fatto per commissione, e a spese di un Giorgio Piazza nel 1631. Due altari laterali sono nella nostra parrocchiale; quello in cornu Evangelii dell’ara principale è internato nel muro, e dedicato alla B. V. del Rosario con un bellissimo dipinto in tela rappresentante i misterii del SS. Rosario. Nella parete opposta, ma più vicino al maggiore, vedesi l’altro altare sacro alla B. V. dell’aiuto, il quale è stato edificato da non molto tempo a fine di riporvi una statua di M. V. che prima era in un piccolo pilastrino. É degno di memoria il parroco D. Tommaso Valdiserra che moderò questa parrocchia dal 1721 al 1761 alli 23 Dicembre, e restaurò totalmente la chiesa; che fu poi di nuovo risarcita nel 1835 per lo zelo dell’odierno parroco Molto Reverendo Signor D. Gio. Pagani. Lo stesso Valdiserra procurò eziandio il maggiore ingrandimento, e il maggior lustro dell’oratorio dedicato a Sant’Anna di cui faremo parola a suo luogo ed è pure da rammentare il parroco D. Ferdinando Atti il quale sue spese, aiutato dai parrocchiani procurò che nel 1796 venisse innalzato il campanile che tuttora vedesi, e quest’opera essendo affidata ad un esperto capo mastro muratore per nome Francesco Monti, riuscì la più bella che in fatto di campanili si vegga per lungo tratto in questi dintorni; e l’attuale parroco s’adoperò che vi fossero collocate le due campane le quali anche al presente si odono. Perchè poi tornasse comodo ai parrocchiani presentare i neonati per la sacra solenne lavanda, per concessione del nostro Lambertini fu nella Chiesa in discorso eretto il sacro fonte nel 1738. La parrocchia di Sassuno che fa parte della pieve di Monte-Cerere, ed è di libera nomina della Reverenda Mensa arcivescovile è circoscritto dalle parrocchie di Monte Renzo, di Pizzano, di Vignale, di Monte Calderaro, di Farneto di Monte-Cerere, e di Rignano.
Nel territorio di Sassuno. Non vi esiste che un solo oratorio pubblico ed è quello di Sant’Anna nominato di sopra. Questa chiesa apparteneva alla parrocchia di Francatico; e ora alla nostra per l’unione di quella a questa. In essa sono due altari, uno laterale collocato in piccola cappellina, e il maggiore in cui evvi Sant’Anna rappresentata da una tela dipinta con tutti i prestigi dell’arte. Di più sopra questo stesso altare venerasi un’immagine di Maria SS. rappresentata da un rilievo in gesso, e posta entro piccola nicchia dall’apertura circolare. Questa santa immagine riscuote la venerazione dei fedeli popolani di questi luoghi in forza delle molte grazie da essi ottenute per le preghiere fatte in suo nome: Da un documento estratto dall’archivio arcivescovile che abbiamo sott’occhio, ci è dato affermare che questo rilievo era in un muro di una casa che esisteva nel luogo occupato dalla chiesa in discorso: e che pei molti miracoli conseguiti dai fedeli fu mosso il cardinale Colonna arcivescovo di Bologna a farla trasportare nella parrocchia di Francinatico come luogo più conveniente; e che quell’ordine fu eseguito il di 25 Maggio 1637; ma il giorno dopo a tale trasporto con ammirazione di ognuno la santa immagine fu trovata al solito posto; per cui allora si venne in determinazione di edificare una chiesa nel posto medesimo; e ciò fu per cura del Signor D. Guido Pollini vicario foraneo di Montecerere, e parroco di Montecalderaro; e il giorno di Sant’Anna viene festeggiato ogni anno con solenne pompa, e con gran concorso di popolani dei limitrofi, e lontani paesi.
T."
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