Sassonero - Testo descrittivo della Chiesa dei Santi Maria e Pietro

(Monterenzio).

Le notizie sulla chiesa dei Santi Maria e Pietro di Sassonero sono state tratte dalla monumentale opera "Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, ritratte e descritte" edita dalla Litografia Marchi e Corty, Tipografia di San Tommaso D'Aquino, 1844/1851

La Chiesa dei Santi Maria e Pietro di Sassonero, oggetto di questo scritto, è la trentunesima chiesa che appare illustrata e descritta all'interno del Tomo II°, pubblicato nel 1847

Trascrizione integrale del testo contenuto nelle pagine descrittive della chiesa:

"A chi vede da lungi Sassonero, già forte Castello del bolognese, sembra un adunamento di case posto a cappello d’un monte di basalte; ma invero non restano di lui che alcuni ruderi delle diroccate mura castellane, una porta già munita di Ponte Levatoio, le reliquie d’una torre, e pochi e miseri abituri che levansi su d’uno scoglio ferruginoso tinto variatamente di nero, verde cupo, e rosso scuro. Mostra la sua postura esserne stata assai difficile la espugnazione innanzichè usassero le artiglierie da fuoco. Particolari signori ne tennero la dominazione: e questi ne’ frammenti degli estimi di Bologna nel 1293 sono registrati fra i Magnati del Contado, parendo che abitassero in Città la Casa, la quale nel 1206 il Priore, e i PP. di S. Giovanni in Monte davano in enfiteusi ad un Egidio da Sassonero, dal quale ebbero forse a discendere Giacobina e Pietro di Giovanni di cui a tempi del Calindri si conservavano i testamenti nell’Archivio di S. Francesco di Bologna. Celebre è una discordia civile, che arse fra i sassonegrini, e i contermini sassilionesi, composta poi nel 1386. E perchè Sassonero pativa danneggiamenti gravissimi nelle guerre del 1296, a risacimento e sollievo di essi lo sgravava il Consiglio per 4 anni avvenire dal 1300 in poi della metà d’ogni gravezza ed imposta. Pietosa costumanza praticata sovente a quei tempi, che noi teniamo rozzi e barbari; e che la vantata umanità del nostro secolo ha del tutto dimenticata e dimessa. Importante e ben guardata dalle ostili insidie dovea essere la Rocca di Sassonero nel secolo XIV e più innanzi, mercecchè nel 1393 avea il suo Castellano il quale nel 1401 era Lippo di Rambaldo da Loiano postovi da Giovanni 1° Bentivoglio. Oltre a ciò era uno de’ Vicariati del territorio, trovandosi memoria, che nel 1396 ne era Vicario maestro Giovanni di Baldo. Questo Castello poi fu tra quei primi di che le armate della Chiesa capitanate dal Cardinale Baldassare Cossa s’impossessarono nella guerra del 1403. Sassonero, oltre il pregio della fortezza del sito ebbe anche quello di produrre uomini chiari per arme, lettere, o pei notevoli avvenimenti di cui furono parte. Di tal numero sono: quel Pietro di Giovanni sopraricordato eletto fra Ministrali delle Società a trattare d’accordo fra gli scolari ed il Comune di Bologna: Guido, detto Valmosana, uno dei seguaci del marchese d’Este, quando nel 1301 fu forza ai Bolognesi venire a capitolazione con esso: Guido di Duccio, che fu fra Contestabili di Bologna nel 1590. Coresino di Negro fatto da Giovanni 1° Bentivoglio Castellano di Bruscoli nel 1401: e Gherardo da Sassonero scopritore della congiura ordita contro il Bentivoglio nello stesso anno.
     Nel 1461 l’estimo de’ Fumanti che ascendeva alla forte somma di 2600 lire mostra con sicurtà, che il territorio di Sassonero fosse più coltivato e di popolazione più numerosa della presente. L’aria di questo luogo è lieta e salubre, onde rade le malattie e le morti degli abitanti. Ottimi e abbondevoli ne sono i pascoli; producendo i terreni feracissimi di ghiande e legna da fuoco, uve, frutta, seta, fieno e castagne in discreta quantità. I suoi colli sono gremiti di ostracei alabastritici e quarzosi: ocree di piu colori, e ghiaie fluviatili a strati tagliano in parecchi luoghi essi colli e i monti cretacci a varie altezze. Notevole è poi una estesa e magra miniera di ferro di color nero fosco; ed è su di un masso di essa che torreggia il dirùto Castello.
     Da queste istoriche contezze del luogo venendo a quelle della Chiesa dico, che sulla sponda occidentale che fiancheggia il fiume Sillaro vedesi tuttora un nero ammasso di roccie: ed è questo il luogo ove sorgea la Cura di S. Pietro Castello, la quale nel 1378 sottostava al plebanato di Monte Cerere: e sull’opposta sponda del Sillaro era l’altra Parrocchia di S. Maria della Villa eretta forse dopo il 1366; giacchè in un Registro delle chiese bolognesi di tale anno non è menzionata, che quella di S. Pietro: ma nel 1470 trovansi unite amendue in una sola Parrocchia. E in altro Registro del 1569 è nominata prima Ecclesia S. Mariae de Saxonigro, sine cura; indi viene riportata siccome fatta una sola coll’altra di S. Pietro di cui era Rettore D. Antonio Guidi. Nel 1757 con decreto di Bologna delli 4 Maggio, interdicevasi l’esercizio delle sacre funzioni in S. Pietro, che poi demolivasi nel 1772, congiungendosi in un solo i titoli delle due parrocchie; le quali, cadendo il secolo XVIII, passarono in tal modo sotto al plebanato di S. Maria di Zena, ossia del Monte delle Formiche; ponendo poi in seguito la sua residenza il parroco in S. Maria della Villa. Il Giuspadronato della Cura apparteneva in antico ai Parrocchiani, i quali per le grandi spese sostenute dal Dott. D. Andrea Folchi nella ricostruzione della chiesa e della canonica, gliene cedettero il diritto, passato successivamente in altri Folchi, e nelle famiglie Barbetti, Diolaiti, e Michelini che da ultimo lo ebbero rinunciato alla Mensa Arcivescovile. (*) Notevoli sono in questa Chiesa due antiche Campane fuse da un Rolando nel 1362, come in caratteri barbari si legge sull’orlo di esse. Il libro de’ battesimi trasportato dall’antica cura di S. Pietro risale fino al 1575.
     La Chiesa Parrocchiale di S. Maria della Villa (**) è consecrata a M. V. del Rosario, la cui festa titolare si celebra la seconda Domenica di Giugno. Questa sulla metà del secolo scorso ebbe già abbellimenti e restauri dal parroco D. Lorenzo Turrini, che riparava in simil modo la Canonica, or nuovamente racconciata dall’odierno zelante parroco D. Angelo Pagani, il quale risarciva ancora l’antico, ed unico Oratorio di S. Mamante avuto in devozione grandissima; e a cui traggono numerosi i popoli nella festa che se ne celebra li 17 d’Agosto. Il Sillaro traversa la parrocchia, e il Rio che scorre presso S. Martino la separa dalla Diocesi Imolese, sorgendo a pochi passi il Castello di Sassoleone, che essendo nel tenère di Bologna è nondimeno soggetto al Vescovado d’Imola, il quale può reputarsi aver avuta alcuna signoria sopra S. Maria della Villa; accertando una Bolla d’lnnocenzo III delli 7 Febbraio 1215, che esso dominava Castrum Gallisternae, Curtem Torranelli, Curtem S. MARIAE DE SAXO Fundus (sic) Sassiliuni ec. Altri confini della Parrocchia sono i Casoni di Romagna, le Tombe di Sassatello, Rignano, Monterenzio, Bisano, e Cassano. È lungi da Bologna 20 miglia, sottomessa al Governo di Loiano, e al Comune di Monterenzio; essendone la popolazione di presso a 400 anime.
     L’interno della Chiesa è d’ordine Jonico, con soffitto a volta; e lateralmente due altari, che s’addentrano nei muri: dedicato l’uno alla B. V. del Rosario raffigurata in antica imagine; e l’altro al Santissimo Crocifisso, con quadro rappresentante G. C. in Croce, con S. Lucia, S. Maria Maddalena e S. Antonio di Padova. Sull’Altar Maggiore, che ha il suo coro, vedesi una tavola con M. Vergine e varii Santi.
     La Cantoria con organo, è sovra la porta e allato ad essa la Fonte battesimale. Una lapide, tuttora esistente in chiesa, ricorda un lascito fatto a rogito di Scipione Uccelli li 22 Agosto 1659 a S. Maria della Villa di Sassonero.
     È forte a dolere che le vicende delle età; i rivolgimenti della fortuna, e l’incuria degli uomini abbiano operato, che poche o niune memorie siano rimaste di forti Castelli, come Sassonero, stati forse sovente campo di luttuose stragi, e che viddero avvenimenti importanti, la narrazione de’ quali, come potrebbe ora chiarire qualche punto istorico, e somministrare alcun utile esempio altrui, porgerebbe ancora una notevole pietra all’intero edificio della storia generale d’Italia, che maestra, come fu alle nazioni dell’arti di pace, fu pur sempre grande e gloriosa in quelle di guerra.


(*) La cessione del diritto di nomina fu fatta dai parrocchiani al Folchi li 9 Agosto 1551 con rogito di Guglielmo Dondini approvato dal Vicario Generale con decreto de’ 28 Ottobre 1551 per gli atti di Cesare Beliosi notaro vescovile. Andrea Folchi di Girolamo la cedette poi ai fratelli Rinaldo e Antonio del fu Gio. Maria e a Gio. Domenico del fu Francesco Barbetti alli 18 Maggio 1658 con rogito di Domenico Valentini. Rinaldo Barbetti poi con istromento di Giuseppe Lodi delli 9 aprile 1721 ne fece dono a D. Gio. Antonio, Gio. Tommaso, Michele, Lucio Maria, e Gio. Maria figli del fu Gio. Maria Michelini, che finalmente ne fecero cessione alla Mensa Arcivescovile. Della cessione Diolaiti è fatto ricordo dal Calindri Antonio di Sassonero.

(**) II CASOLARI, t. III. p. 323 tra Mss. dell’Instituto da contezza del possedimento, o patrimonio che possedeva questa Parrocchia a suoi tempi.

G. F. RAMBELLI."

 

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