Farneto di Montecerere - Testo descrittivo della Chiesa di San Pietro Apostolo

(Monterenzio).

Le notizie sulla chiesa di San Pietro Apostolo del Farneto di Montecerere sono state tratte dalla monumentale opera "Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, ritratte e descritte" edita dalla Litografia Marchi e Corty, Tipografia di San Tommaso D'Aquino, 1844/1851

La Chiesa di San Pietro Apostolo del Farneto di Montecerere, oggetto di questo scritto, è la sesta chiesa che appare illustrata e descritta all'interno del Tomo II°, pubblicato nel 1847

Trascrizione integrale del testo contenuto nelle pagine descrittive della chiesa:

"Fuori di porta maggiore a 17 miglia circa dalla città di Bologna è Chiesa parrocchiale di Farnè o Farneto, innalzata su di una pendice scoscesa ai piedi di Monte-Cerere: il distretto parrocchiale, che nell’aprile del 1847 comprende 60 individui, è ristretto fra i territorii delle parrocchie di Sassuno, di Vignale, di Frassineto, di Monte Calderaro, e di Rignano. Pare che la sua denominazione sia derivata dalla parola latina Farnetum, secondo anche il parere del Malvezzi, giacchè intendesi con tal nome una certa specie di quercia di cui parlano Vitruvio e Columella, e può essere che in questo luogo ve ne avesse tanta copia da chiamare tutto il circondario col nome di quella specie d’alberi che più abbondava; il che avvenne di molti altri territorii. Questo suolo non è dei più fertili, ma tale però che dà luogo alla coltivazione del grano con buon esito, e produce uve ottime e molte altre biade che servono o all’ uso degli abitanti, o per nutrimento de’ bestiami; ma ben altro vantaggio potrebbe recare a’ suoi possessori, quando volessero far conto della sua proprietà onde si attaglia bene alla coltivazione degli ulivi. Questo ramo d’industria, che sarebbe per la nostra provincia un sicuro fonte di ricchezze, è affatto negletto dai nostri grandi proprietarii; eppure con piccola fatica, e con pochissima spesa si potrebbe col fatto che moltissimi luoghi delle bolognesi colline sarebbero acconci alla coltivazione degli ulivi; la maggior parte però o per comodo o per timore, o per grettezza di mente, a niun patto si discosterebbe dal sistema agricolo tenuto finora, la qual cosa ha fatto sì che non si ritragga dal fertilissimo suolo che costituisce questa bella provincia, tutto il vantaggio che potrebbesi ricavarne. Al presente però che per la larghezza di un benigno governo ogni individuo sente di avere vita politica, e ottiene facoltà di svilluppare francamente i suoi pensieri, speriamo che nel gran movimento degli uomini a promuovere il bene materiale paese si ponga mente a perfezionare l’agricoltura dalla quale ci può derivare tanta vera ricchezza da andarne invidiati. Ma torniamo a noi. Gli abitanti di questo territorio sono amministrati in quanto al civile dalla magistratura comunitativa di Montenetorenzio sotto il governo di Loiano: e siccome niuna cosa ci somministra la storia civile intorno a questa popolazione, così verremo a parlare della Chiesa parrocchiale, riportandone quel tanto che ci è venuto fatto rinvenire attinente alla sua storia.
     La prima volta che negli autentici documenti trovasi fatta menzione della parrocchia di questo circondario si è in una visita pastorale fatta dal Vescovo di Sebaste Monsignor Agostino Zanetti nel giorno 16 Settembre 1545: e si conosce essere già parrocchia parimenti sotto il plebanato di Montecerere come al presente, essendo allora rettore D. Cesare Nanni di Dozza Imolese. Nè allora chiamavasi coll’ attuale appellazione, ma san Pietro nel comune di Sassuno in luogo detto il Ferné, la quale denominazione durava ancora nel 1620, secondo appare da una Bolla del Cardinale Alessandro Ludovisi Arcivescovo di Bologna che fu poi Gregorio XV. il quale nel giorno 19 Decembre detto anno conferì la nostra Chiesa di san Pietro di Sassuno a D. Carlo Antonio Malchiavelli; e non havvi indizio del quando precisamente abbia cominciato a chiamarsi del Farneto. Poche notizie possonsi ricavare dall’ Archivio Parrocchiale, poichè in esso non esiste che un libro risguardante la statistica territoriale che rimonta all’ anno 1659 da cui risulta che essendo rettore D. Domenico Moruzzi la popolazione di Farneto era composta di 44 individui da cui puossi argomentare la ristrettezza del territorio. Questa parrocchiale anticamente era a travature, ma nell’ anno 1635 essendo Parroco un D. Annibale Landi procurò che fosse ridotta a volta reale, e rifatta nel rimanente, venendo poi di nuovo ristaurata nel 1767, come dalla seguente iscrizione esistente sopra uno degli altari laterali.

D.O.M.
R. ANNIBAL LANDVS CVM ONERE FECIT
MDCXXXV
AC A DEVOTIS RESTAVRATYM
MDCCLXVII.

Tre altari sono consacrati al culto divino nella Chiesa in discorso, il maggiore dei quali è posto in una Cappella separata dalla rimanente Chiesa per mezzo di ferrea balaustrata, la qual Cappella forma un coro di mediocre grandezza, nell’alto del cui muro vedesi appeso un dipinto in tela di antica scuola, che sembra di buona mano, rappresentante san Pietro Apostolo titolare, e san Paolo. I due altari laterali sono internati nel muro di cinta; e uno di questi è dedicato al Crocifisso, in cui ammiransi molti bassorilievi di bella fattura, opera di Mariano Conti che è l’autore dei bassorilievi dell’altar maggiore di Monte-Calderaro, e di san Giuliano di Bologna; quivi stesso è ancora un sotto quadro rappresentante la Sacra Famiglia; e questi lavori furono eseguiti per cura del Parroco Don Giacomo Bartolini nel 1791. L’altro altare laterale poi è sacro a santa Maria Maddalena rappresentato in un dipinto in tela al medesimo altare soprapposto.
     In questa Parrocchiale non avvi pulpito, nè organo, nè battisterio, dovendo i parrocchiani ricorrere alla Chiesa matrice per rigenerare nelle sante acque i loro figliuoli; la qual Chiesa è quella di Montecerere senza cura d’anime, che è governata dal Curato di Monte-Calderaro che ne è il Vicario. Il Campanile della nostra Chiesa conteneva soltanto due campane messevi per cura del Parroco Don Annibale Landi; ma l’odierno Molto Reverendo signor Don Domenico Molinari sacerdote di ottimo cuore e Parroco di questa Chiesa fece sì che a spese sue, e coll’aiuto di due parrocchiani vi aggiunse la terza a maggior decoro del servizio divino. Per le cose dette appare che i due Parrochi nominati Landi e Bartolini non si spaventarono per le gravi spese occorrenti a migliorare lo stato materiale della loro Chiesa: ma ravvivati dallo zelo del maggiore onore di Dio consumarono generosamente quanto servir doveva all’agio della loro vita, e però sono degni di star sempre vivi nella memoria dei buoni.
     Il diritto di nominare il Parroco alla parrocchiale del Farneto appartiene alla Mensa Arcivescovile, e i parrocchiani festeggiano particolarmente il dì 29 Giugno perchè sacro al titolare del Tempio Parrocchiale.

T."

 

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