Cassano - Testo descrittivo della Chiesa di Santa Maria e San Giuseppe
(Monterenzio).
Le notizie sulla chiesa di Santa Maria e San Giuseppe di Cassano sono state tratte dalla monumentale opera "Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, ritratte e descritte" edita dalla Litografia Marchi e Corty, Tipografia di San Tommaso D'Aquino, 1844/1851
La Chiesa di Santa Maria e San Giuseppe di Cassano, oggetto di questo scritto, è la trentanovesima chiesa che appare illustrata e descritta all'interno del Tomo II°, pubblicato nel 1847
Trascrizione integrale del testo contenuto nelle pagine descrittive della chiesa:
"Cassano fu antico Castello del Bolognese, chè levandosi in mezzo ad altri appartenenti a conti, nobili, e valvassori, sembra fuor di dubbio che molto innanzi al duodecimo secolo fosse dominato da qualche particolare Signore, sebbene ciò non venga testificato da storico monumento alcuno. Certissimo è che nel secolo XIII era luogo assai importante, trovandosi mentovato fra le Castella che i Bolognesi rafforzarono di presidio, e munirono d’armi, e vettovaglie ad opportuna difesa nella guerra, che nel 1297 unitamente a Romagnuoli guerreggiarono, contro il Marchese Azzo d’Este (Ghirardacci p. I. lib. XI. p. 351.) Ugualmente certo è pure che tali e tante dovettero essere le ruberie, i saccheggiamenti e le stragi di que’ giorni; che nel 1299 determinando il Senato bolognese (Lib. provvis. Lett. Q. f. 15.) che tutte le castella che avessero patito gravi danni, o fossero rimase disertate per gl’infausti eventi della passata guerra fossero non solo sovvenute, ma fatte esenti da molte gravezze, nel Catalogo di queste trovasi pur compreso Cassano. E perchè siffatta deliberazione, o non fu posta ad effetto od ebbe alcun impedimento riceveva il Senato nel 1300 un ricorso di 20, e più Castelli, fra cui leggesi il nome di Cassano (Ghir. p. I. lib. XII. pag. 415), che rovinati ed esausti dalle guerre instavano per venir sgravati da pesi ed aiutati a rifiorire. Laonde statuiva il senato che per quattro anni continui pagassero la metà soltanto delle imposizioni e de frutti, pei detti 4 anni, ordinando che di poi questa grazia fosse rimessa al Consiglio del popolo.
Molto umana era siffatta determinazione, e da desiderare di veder resuscitata a dì nostri, quando per fortunose vicende decadute da loro fiorente stato le terre, e le castella non valgono più a sostenere i pesi cui sottostavano; e il tenervele appresse non varrebbe che a condurle a ruina sempre maggiore.
Nessun’ altra memoria di Cassano rinviensi a questi anni, se non che raccontasi nel Muratori (.Rer ital. Script. T. XVII. col. 334) che Aginolfo da Cassano, detto Ghinolfo dal Ghirardacci (P. II. lib. XIX. p. 19) fu uno de’ principali, che congiuratisi contro i Conti da Lojano, ebbero tolta loro a forza la Pieve, oggi Abbadia di Barbarolo. Nel 1401 (Lib. Giorn. an. 1401) fioriva poi Antonio di Giovanni di Cassano, uno de più caldi sostenitori della parte Bentivolesca, per cui Giovanni I. Bentivoglio, non appena giungeva alla Signoria di Bologna che lo eleggeva primo fra Connestabili che aveano la bandiera de’ Reggimenti di Fanteria, secondochè costumavasi a que’ tempi. Ignoto è il luogo ove sorgesse il Castello di Cassano; opinando il Calindri (Diz. Corograf. V. II. p. 182) che levasse la fronte sul colle che sovrasta alla Chiesa parrocchiale. Cassano fu per lungo tempo un Comune, ed ora non è che una parrocchia di 200 anime incirca, lontana da Bologna 18 miglia, soggetta al Governo di Loiano, posta nel Comune di Monterenzio, e nel Plebanato di S. Maria di Zena. È bagnata dal fiume Idice, e intorniata da ogni parte da’ territorii di Pieve di Zena, Bisano, Castel novo, Barbarolo, Villa di Sasso, e Monterenzio. Lieta e sanissima ne è l’aria; e il luogo abbondantissimo di pascoli, e di boschi da legna, dando uve, ghiande, e fieni a sufficienza; essendovi minori i raccolti di frutta castagne, canape, seta e granaglie. Acqua alcuna particolare non ha, ed il terreno è arenoso sparso di gusci di vari testacei, cretoso pienissimo di sassi d’alabastrite, e di pietra cittadina; trovandosi qua e colà sassi minerali. È pure ocraceo in non molta estensione e ghiaioso, tagliato poi sparsamente da banchi di ghiaia fluviatile, che in diverse direzioni, altezze, e profondità s’internano nelle viscere de’ terreni delle sopra divisate qualità rinvengonsi in essi moltissime Marcassite, e specialmente nel letto del Rio Zel; scavandosi anche di molto Carbon fossile non petrificato, che i naturali del luogo dicono Carbone pagano. Nella sommità, e nelle pendici de’ colli si trovano quarzi ed ostraciti non pochi.
La chiesa di Cassano, comecchè circondata da alte balze, gode tuttavia di amena postura; moderata n’è la temperie dell’aria; sorge su fertili, e verdeggianti Colline, fiancheggiandola il Monticello, detto il Castellaccio, e scostandosi appena d’un miglio dalla destra ripa dell’Idice. Questa Chiesa è una fra le più antiche della Montagna Bolognese, apparendo dal Campione della Mensa Arcivescovile che nel 1378 erano in Cassano due Chiese; Parrocchiale l’una sotto il titolo di S. Maria, Ecclesia S. Mariæ de Terra Cassani; senza cura l’altra sotto l’invocazione di S. Damaso Ecclesia, sine cura, Sancti Dalmasii, sottoposte l’una e l’altra a S. Maria della Zena, detta volgarmente del Monte delle Formiche. Il Vescovo a supplica degli uomini di quel Comune riuniva la semplice chiesa di S. Damaso alla Parrocchia di S. Maria alla quale poi veniva aggiunto in seguito il titolare di S. Giuseppe. La Chiesa di S. Damaso situata presso la sponda dell’Idice venne distrutta dalla violenza di questo fiume a modo, che or non rimane di essa alcun vestigio. La congiunzione delle due chiese ha la data delli 20 Gennaio 1450, e fu rogata dal notaro vescovile Rolando Castellari; conservandosene lo strumento io pergamena nell’Archivio parrocchiale; in cui sono due altre, forse non meno pregevoli pergamene con data delli 9 Luglio 1524 l’una, e del 1528 l’altra; ma per scritte in troppo minuto ed inintelligibile carattere non poterono essere decifrate da chi prese ad esaminarle.
Questa Chiesa (la cui festa titolare cade a 19 di Marzo); non ha sotto di se alcun Oratorio e il suo libro necrologico move dall’anno 1657. I Popolani ebbero sempre, come anche ora, il diritto di nominare i Rettori della Parrocchia fra quali non sono a tacersi gli illustri nomi de’ due nobil uomini Ippolito, e Marc’Antonio Malvezzi, e di Monsignor Tommaso Campeggi, che fu poi Vescovo di Feltre.
L’interno della Chiesa che, ha il soffitto a travi, presenta tre altari. Senza coro è il maggiore, avente un antico quadro del Transito di S. Giuseppe, che sembra di buona mano. Dei due altari de’ lati che s’internano nei muri, quello a destra di chi entra è dedicato alla B. V. del Carmine figuratavi in dipintura col Bambino in gloria, due beati domenicani a’ piedi e nel fondo la prospettiva della Chiesa. L’altro altare dirimpetto ha l’effigie di Santa Liberata, cui è sacro; ha forma di Cappella a catino bene illuminata; e dietro l’ altare un piccol coro con quadro della B. V. del Rosario. Due porte laterali conducono in Canonica l’una, in Sagrestia l’altra.
Sulla porta, ond’entrasi, è la cantoria nuova con buon organo, opera di Alessio Veratti, e quivi posto dall’odierno parroco M. R. Signor Don Giuseppe Albertazzi (dell’antica famiglia de’ Lambertazzi) che tutto zelo per l’onore della sua Chiesa l’ha con esempio degno d’immitazione quasi di solo proprio danaro decorosamente restaurata nelle interne parti; dando anche all’ esterno un aspetto più vago e adorno, per cui la sua memoria vi rimarrà sempre in lode e benedizione fra suoi amati popolani.
G. F. RAMBELLI "
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