Bisano - Testo descrittivo della Chiesa di Sant'Alessandro
di Bisano (Monterenzio).
Le notizie sulla chiesa di San Giovanni Battista di Castelnuovo sono state tratte dalla monumentale opera "Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, ritratte e descritte" edita dalla Litografia Marchi e Corty, Tipografia di San Tommaso D'Aquino, 1844/1851
La Chiesa di Sant'Alessandro di Bisano, oggetto di questo scritto, è la sedicesima chiesa che appare illustrata e descritta all'interno del Tomo II°, pubblicato nel 1847
Trascrizione integrale del testo contenuto nelle pagine descrittive della chiesa:
"Sopra un colle isolato che fra i monti s’erge in riva all’Idice alla distanza di 18 miglia circa da Bologna fuori di porta Maggiore vedesi la Chiesa Parrocchiale di Bisano, il cui circondario trovasi confinato dai distretti di Villa, di Castelnuovo, di san Benedetto di Cassano, e fa parte della congregazione plebanale di Barbarolo. Che in questo distretto fosse una Chiesa col titolo di Parrocchia anche verso il mille, se nol possiamo certificare da memorie autentiche, si può ben argomentare da varie storiche circostanze riguardanti questo luogo. E in prima; trovasi in un campione antico di tutte le Chiese diocesane di Bologna sotto il plebanato di Barbarolo quanto segue -- Decima Chiesa suddita è sant’Alessandro di Bisano collazione dell’Ordinario. Fu edificata circa l’anno 1300. V’era un castello anticamente, e per edificarlo fu gettata a terra la Chiesa, che era sotto il titolo de’ santi Biagio, Alessandro e Nicolò, che fu poi riedificata altrove nel detto castello. Ora è semplice borghetto di case, ove si fa il mercato il Martedì e nel giorno di san Rocco una Fiera di Bestiami e Merci. -- Se adunque col materiale di una Chiesa già praesistente fu edifica il castello, di cui pure fin dal 1109 trovasi fatta menzione, come vedremo più avanti, forza è l’inserirne che molto prima fosse stata innalzata una tal Chiesa, la quale venne allora atterata forse per essere in cattiva condizione. In un campione della Reverenda Mensa di Bologna leggesi che nel 1378 sotto la pieve di Barbarolo nel circondario conosciuto col nome di Bisano erano due Parrocchie, l’una detta san Benedetto, l’altra san Biagio; le quali pure sono indicate da un posteriore campione del 1400, trovandovisi di più aggiunta quella di san Gio. Battista: e queste tre medesime Parrocchie sono annoverate in un libro delle Chiese Parrocchiali della città e diocesi di Bologna sotto l’anno 1508. Nella relazione di visita fatta alla pieve di Barbarolo nel 1545 dal Vescovo di Sebaste Monsignor Agostino Zanetti viene indicata la Chiesa Parrocchiale di santa Croce di Bisano che era retta da Don Raffaele Vanti, non trovandosi più nominate le tre suddette Parrocchiali. All’anno 1555 sotto il giorno 7 Agosto, fu nuovamente visitata la plebanale di Barbarolo da Don Francesco Palmi dell’ ordine dei Gesuiti deputato a ciò dal Vescovo di Bologna Cardinale Giovanni Campeggi: e nella relazione di questo Visitatore si trova in Bisano una sola Parrocchia già dedicata a sant’Alessandro come presentemente, e in seguito fu sempre così chiamata aggiungendovisi solo alcuna volta alias santa Croce: ma dopo il 1700 viene sempre la nostra Parrocchiale appellata colla denominazione di sant’Alessandro. Prima del 1566 dovette la nostra Chiesa subir forse un generale ristauro, perchè sopra la porta maggiore nell’interno leggesi quest’iscrizione:
D. PIETRO VANTI PARROCO FECE CONSACRARE QUE-
STA CHIESA DAL CARDINALE PALEOTTI ARCIVESCO-
VO DI BOLOGNA 5 OTTOBRE 1566.
Dai Parrocchiani poi fu ristaurato nel 1754 il campanile che era stato in parte diroccato da un fulmine; del qual campanile restano al presente pochi avanzi, e le tre campane che formano un discreto accordo, si trovano al pian terreno appese a due travi.
L’interno della nostra Parrocchiale è a travi, solamente la cappella maggiore essendo a volta formante catino, nella quale ai lati sono due cantorie coll’organo in una. L’altare di questa cappella è dedicato a sant’Alessandro titolare della Parrocchia rappresentato da un dipinto in tela in atto di adorare la santa Croce; dove pure veggonsi sant’Anonio Abate e santa Lucia. Degli altari laterali quello a destra è formato di scagliola di bella mostra, consacrato al Santissimo Crocifisso rappresentato in una tela in cui è dipinto san Carlo e san Francesco: in questa stessa cappella nel muro laterale vedesi un dipinto in tela antichissimo che rappresenta la Beata Vergine col bambino. L’altro altare laterale rimpetto al già nominato, è sacro alla Beata Vergine del Rosario che vedesi effigiata in una tela con attorno tanti quadrettini rappresentanti i Misteri del Rosario. Questo altare è come l’altro formato di bella scagliola, ed è entro cappella internata più grande della già descritta, la quale pure è internata, e l’altare del Rosario è privilegiato. Ad un lato di quest’ultima cappella leggesi un’iscrizione indicante che la famiglia di Giovanni Dalle donne edificò l’altare e la cappella alli 19 Agosto 1519. La festa titolare della nostra Parrocchia si celebra il giorno di santa Croce, e la seconda Domenica di Luglio; e il Molto Reverendo signor D. Giuseppe Calzolari è l’altuale Parroco di questa Chiesa, nel cui circondario sono i seguenti Oratori. Il primo è dedicato a san Domenico nel Palazzo di Bisano di proprietà delli signori Luigi, Domenico e Giacomo Vanti fratelli. Il secondo intitolato a san Rocco collocato nel Borgo pure di Bisano appartenente alli signori Ugolini, il quale fu edificato verso il 1510 dalla famiglia di Giovanni Dalle donne; un terzo sacro a san Giovanni Battista posto nel luogo detto il Bosco. Fu edificato dalla famiglia del fu Francesco Cella nel torno dell’anno 1600, ed ora appartiene al signor Francesco Romani: e per ultimo l’Oratorio del Casone dedicato alla B. Vergine della Neve, di proprietà delli signori Vecchi che lo edificarono entro l’ottavo secolo, ma questo al presente è diroccato.
Quantunque nel territorio Parrocchiale non veggasi traccia alcuna che mostri essere ivi stato un castello assai forte; pure tutte le storie bolognesi parlano, e sebbene non indichino quando e da chi venisse costrutto, è certo che nel 1109 già esisteva trovandosi in un istrumento di donazione fatta al Monastero di santa Cristina di Stifonte da tre fratelli Mainfredo, Ubaldo e Guido, sotto il 27 Settembre anno detto, pei rogiti del notaro Raimberto, che i suddetti donatori sono chiamati figli del signor Guidone del castello di Bisano; ed avvi luogo a sospettare che in quel tempo il detto castello potesse appartenere ad un qualche Conte particolare che lo avesse come in feudo. In qualunque modo però fosse la cosa nell’anno 1266 è certo che esso fu venduto al comune di Bologna da Ubaldino dei Conti di Loiano; il qual castello poi nel 1275, se vero dicono il Criffoni, la cronaca Miscella e il Ghirardacci, restò preda dei Lambertazzi dopo la vittoria da essi riportata contro i Geremei al ponte di san Procolo vicino a Faenza. Famosissima fu in quei tempi e dopo la famiglia potente dei Bisani, la quale forse fu signora del detto castello prima dei Loiani, o anche in prima origine, perchè il nome stesso Bisano par derivato da un cognome di famiglia che si trova nelle iscrizioni di Gruterio; la quale famiglia stabilitasi poscia in città segui la parte dei Lambertazzi, e Nervo Bisani fu citato nel 1280 a Ravenna dinanzi al Conte Bertoldo Vicario di Romagna, a render conto dell’infrazione della celebre pace fatta nell’anno 1279 tra i Lambertazzi e i Geremei, nella pubblica piazza della città di Bologna. Correndo il 1295 il Senato bolognese importandogli molto il conservarsi questo castello, e il suo territorio lo fortificò con ogni argomento, e lo munì di soldati; e comandò che fosse costrutto un molino nell’Idice a comodo della popolazione; e trovasi che nel 1297 il medesimo Senato faceva particolare estimazione di Guglielmo da Bisano, da sentire grandissimo rammarico della sua morte avvenuta per ferimento de’ suoi nemici in Piancaldolo; essendo stati gli uccisori energicamente persegutati dal Senato, e le loro immagini come quelle di traditori dipinte nel palazzo pubblico. L’ultima volta però che nelle nostre storie sentesi nominato il castello di Bisano è nel 1326, in cui venne fortificato; e nel 1401 annoverandosi le rocche e le fortezze a cui Giovanni I Bentivoglio mandò capitani e soldati, non trovasi fatta menzione del castello di Bisano. Trovasi nominato Bisano come semplice comune nel 1454, in occasione che si annoverano i comuni che in detto anno regalarono Sante Bentivoglio in occasione delle sue nozze: come pure nel 1497 trovasi appellato col semplice nome del distretto facendosi menzione della morte del notaro Nicolò da Bisano. Moltissimi uomini celebri ebbero origine dal castello e distretto di Bisano, e fra gli altri Giovanni da Bisano che era tenuto in tanta stima dal governo bolognese che fu insignito delle più luminose cariche, e mandato in varie ambascierie ai principi e segnatamente al Pontefice Giovanni XXII per trattare le cose della città. Bernardo, Egidio di Salvetto, e Piglio da Bisano furono valorosi capitani; come Giacopo, Lucio figlio del famoso Giovanni già nominato, Severo, Bernardo Paolo di Bencivenga, Domenico e Antonio, tutti della illustre famiglia dei Bisani furono uomini sapienti e secondo afferma il Ghirardacci occuparono i primi posti nel Senato bolognese e per dottrina e saviezza fu ciascuno meritevole dell’ amore della stima de’ suoi concittadini.
Al presente Bisano è un distretto di poco conto, nel cui suolo vivono 320 individui, secondo la statistica del Luglio 1847, e per le cose civili è soggetto al comune di Monterenzio, sotto il governatorato di Loiano. Fra gli edifizii profani è degno di menzione il palazzo del sig Gio. Battista Prati per essere grandioso e con magnificenza costrutto. Il Calindri parlando della natura del terreno onde componesi il nostro distretto, afferma esistervi due fontane d’acqua calda, e avente in se germi medicinali; e di più dice di essere stato assicurato che vi si erano rinvenuti principii di una miniera di rame nel sito detto Poggiòli, nella quale trovavasi mischiata qualche porzione d’oro, e afferma d’ essere stato assicurato che per opera di un Ercolani se ne erano fatte sperienze tutte riuscite a buon fine; la qual cosa non par troppo vera, perchè ai giorni nostri in cui le scoperte si succedono senza quasi interruzione, pare impossibile che da qualcuno non fosse riconosciuta l’esistenza di tale miniera: tuttavia non vogliamo escludere affatto una tale probabilità, perchè potrebbe avvenire, che nell’occasione che dalla nostra società presidente allo scoprimento di qualche miniera nella collina bolognese farà le più sagaci, e profonde sperienze su tale oggetto, si verificasse almeno in parte ciò che il citato Calindri asserisce del nostro luogo. Del resto il terreno non è molto fertile, e vi si ritraggono castagne, ghiande, poca viva e non ottima, grano, pascoli, ed altre biade in non molta quantità.
T."
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