I caduti della Grande Guerra-Muzzi Bonafede
Muzzi Bonafede compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a destra, posta nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti per malattia contratta in servizio di guerra.
Note di aggiornamento 28 dicembre 2025:
Muzzi Bonafede, di Angelo e Ravaglia Annunziata, nacque a Monterenzio il 23 luglio 1896.
Morì il 13 marzo 1916 nell’Ospedale Militare di Riserva di Casale Monferrato (Riparto Scuole Lanza).
La copia deIl’atto di morte, inviato dall’ospedale al Comune di Casal Monferrato riporta che “a ore pomeridiane 8 e minuti 40 del giorno 13 corrente” era morto il soldato Muzzi Bonafede. La copia del documento giunse al Comune di Monterenzio e fu trascritta in data 30 maggio 1916.
Bonafede aveva 20 anni.
Alcune note sul 2° Reggimento Genio, unità militare nella quale fu inquadrato Muzzi Bonafede.
(*) NB: A differenza di quanto avvenuto nel corso delle ricerche sulle altre unità di combattimento in cui furono inquadrati i caduti monterenziesi — per le quali è stato possibile consultare i relativi diari storici — nel caso del 2° Reggimento del Genio di stanza a Casale Monferrato, reparto in cui prestava servizio il soldato Muzzi Bonafede, non è stato possibile reperire il diario storico. Le notizie qui riportate sono il frutto di una ricerca effettuata nel web.
(**): Tale Reggimento ebbe sede dal 1876 al 1919, anno in cui venne sciolto, a Casale Monferrato.
Il Genio nacque come arma specializzata dell’esercito avente il compito di offrire supporto tecnico, tattico e logistico ai reparti di combattenti.
Fin dall'antichità, infatti, accanto alle truppe impegnate in battaglia operavano gruppi di soldati specializzati dediti a rendere possibile lo svolgimento delle guerre. Essi avevano il compito di permettere ai combattenti di ripararsi, superare ostacoli o barriere e spostarsi celermente sui territori. Erano i progenitori dei genieri.
Senza volere "scavare" troppo indietro nella storia e nelle tradizioni di questi specialisti, le cui competenze erano indispensabili agli eserciti per ottenere la vittoria sui campi di battaglia, va ricordato che truppe tecniche operavano non solo in tutti gli eserciti europei, ma anche in quelli degli Stati preunitari italiani. Limitando lo sguardo ai genieri presenti nell'Armata sabauda, considerata la progenitrice del Regio Esercito, è possibile delineare con maggior chiarezza le origini e il ruolo di queste unità.
Partiamo dall'11 giugno 1775, quando all'interno di essa venne creato il "Corpo Reale degli Ingegneri".
Passato attraverso le esperienze belliche risorgimentali, che segnarono profondamente la storia dell'Italia, fu sottoposto a diversi riordinamenti e a cambi di denominazione.
Prese parte a importanti fatti d'arme tendenti a unificare sotto un'unica corona, quella Sabauda, gli stati monarchici della penisola. Tra il 1848 e il 1859 combatté due guerre per l'indipendenza: la prima (1848-1849), la seconda (1859).
Tra il 1860 e il 1861, compagnie zappatori fornite dal 2° reggimento furono integrate nei Corpi d'Armata dell'esercito sardo-piemontese che operarono nel corso della Campagna delle Marche dell'Umbria e dell'Italia meridionale. Giocarono un ruolo cruciale nelle operazioni d'assedio e nelle espugnazioni delle principali roccaforti nemiche: dai successi iniziali a San Leo e Perugia (14 settembre 1860), al decisivo assedio di Ancona (24-29 settembre 1860). Il loro impegno proseguì contro le difese borboniche a Capua (ottobre-novembre 1860) e nel lungo assedio di Gaeta, conclusosi nel febbraio 1861. Infine, il Genio operò nelle ultime sacche di resistenza di Messina, arresasi il 13 marzo 1861, e di Civitella del Tronto, che capitolò il 20 marzo 1861 dopo un assedio iniziato nell'ottobre dell'anno precedente.
Il 24 gennaio 1861, dall'unificazione di due reggimenti esistenti all'epoca, nacque l'Arma del Genio.
Nel 1866 combatté nella terza guerra d'Indipendenza e nel 1870 contribuì alla presa di Roma. A quel tempo il Genio Militare era detto Corpo Zappatori.
Negli anni successivi l'Arma fu sottoposta ad altri riordinamenti, che l'accompagnarono fino ai primi anni del XX secolo. Nel 1910 fu nuovamente riordinata e rimase tale, salvo leggerissime modifiche, fino al 1915.
Tra il 1915 e il 1918 fu progressivamente potenziata, sia nel numero degli uomini impiegati che nelle specialità: aviatori, difesa antigas, elettricisti, ferrovieri, fotoelettricisti, fotografi, guide fluviali, lagunari, lanciafiamme, manovratori idraulici, minatori, motoristi, pompieri, pontieri, radiotelegrafisti, teleferisti, telegrafisti, trasmettitori e zappatori.
Era competenza dei genieri predisporre e rinforzare le linee di difesa, costruire un numero spropositato di baracche di legno per gli usi più disparati: ripari dalle intemperie e alloggi per i soldati, magazzini e depositi per i materiali di vestiario, per le derrate alimentari, locali per il confezionamento e il consumo dei pasti, rimesse per il ricovero degli automezzi. E poi stalle per animali, depositi per il carburante, per il foraggio il fieno e la paglia, per gli esplosivi e le munizioni. E ancora, predisporre apprestamenti difensivi, scavare trincee, gallerie, strade, mulattiere, sentieri, ferrovie, ponti, linee teleferiche, linee telegrafiche, ospedali da campo e posti di medicazione.
Oltre a ciò dovevano operare ricognizioni tecniche delle linee nemiche, forzare le difese avversarie aprendo varchi nei reticolati per favorire gli assalti dei fanti, nonché contrastare in ogni modo l’avanzamento delle truppe avversarie, talvolta partecipando attivamente e con valore agli scontri armati.
(**) Anno 1915