Cavicchi Giuseppe di Giovanni

 
I caduti della Grande Guerra-Cavicchi Giuseppe

 

Cavicchi Giuseppe compare nell'elenco dei caduti scolpito nella lapide che si vede guardando in alto a sinistra, nell'atrio che si trova appena varcato il portone d'ingresso del palazzo comunale.
In essa sono elencati i soldati morti sul campo o in ospedale, a seguito delle ferite subite.

 
 

Cavicchi Giuseppe

di Giovanni
Nato a Monterenzio (o Casalfiumanese?) nel 1891, dimorante a Monterenzio

soldato del 18° Regg. Fanteria 
disperso sul Carso in combattimento (sulle alture di Vermigliano) il 21 ottobre 1915.
Colono.
Celibe.

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Alcune note sul 18° Reggimento di Fanteria, unità militare nella quale fu inquadrato Cavicchi Giuseppe.

NB: Il testo sotto riportato è stato estrapolato dalla pubblicazione del Ministero della guerra, Stato maggiore centrale, Ufficio storico, 
Brigate di fanteria: riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-1918,
 Roma, Libreria dello Stato, 1924-1929, in 
8 volumi.

(**): La trascrizione è limita alle pagg. 221 e 222 riguardanti l'anno 1915, anno di morte di Cavicchi Giuseppe.

Il 18° e il 17° Reggimento di Fanteria componeva la Brigata Acqui.

(**) Anno 1915

Partita il 21 di maggio dalle sedi di pace, la brigata Acqui trovasi a sera del 28 a Tapogliano alla dipendenza della 14ª divisione (VII corpo d'armata): il 7 giugno passa l'Isonzo sul ponte militare nei pressi di Pieris, trasferendosi a Turriaco. Iniziate le operazioni per la conquista del margine dell'altipiano carsico, il 9 giugno avanza in regione di S. Elia (S. Pietro dell'Isonzo) le occupa, vincendo a prezzo di sensibili perdite (400 uomini fuori combattimento, dei quali 14 ufficiali) la resistenza del nemico. Proseguendo nei giorni successivi la lenta avanzata sulle pendici del Carso, prende parte alla 1a e 2a battaglia dell'Isonzo (23 giugno-luglio; 18 luglio-3 agosto) mirando alla conquista delle posizioni nemiche fra Selz e M. Sei Busi. Il 23 e 24 giugno, supera le difficoltà poste dall'inondazione provocata dal nemico nella pianura del basso Isonzo, si spinge fino a Ronchi ed alle Cave di Selz, ed il 27 occupa Vermegliano; ai primi di luglio, dopo avere invano tentato di oltrepassare sotto un violento fuoco i profondi e robusti reticolati che difendono M. Sei Busi, riesce ad affermarsi alle falde dell'altura. Ripreso l'attacco il I8 luglio, il 18°, apertosi un passaggio nei reticolati, raggiunge prime difese avanzate del nemico ad est di Vermegliano. Fra il 19 e il 22 luglio, mentre il I7° rinnova i tentativi per superare le difese nemiche delle cavedi Selz, i tenaci attacchi del 18° permettono di conquistare il ciglio delle alture di q. 45 (est di Vermegliano) di mantenervisi a malgrado degli energici contrattacchi del nemico. Per il valore e la tenacia dimostrati in queste sanguinose azioni, … decretata alla Bandiera del 18° reggimento la medaglia d'argento al valor militare. Dopo un periodo di riordinamento e di riposo, il 22 agosto la brigata ritorna in prima linea, e prosegue durante i mesi di settembre e ottobre in una metodica avanzata, intercalata da piccoli scontri, rettifica e migliora notevolmente le nostre posizioni, fino a portarle a brevissima distanza da quelle nemiche di q. 118 del M. Sei Busi. In tale metodica attività, superando le difficoltà del terreno e la resistenza avversaria si segnalò in modo speciale il I battaglione del 17° al quale, in riconoscimento del valore e dell'abilità dimostrate, venne conferita la medaglia di bronzo al valor militare. Frattanto si erano compiuti i preparativi ed apprestati i mezzi per procedere alla conquista dell'altopiano Carsico, alle cui falde le nostre truppe si mantenevano faticosamente aggrappate.

Si viene cosi alla 3ª battaglia dell'Isonzo (18 ottobre-4 novembre), cui la brigata partecipa concorrendo all'attacco delle posizioni nemiche nel tratto fra q. 118 di M. Sei Busi e le alture ad est di Vermegliano: il 21 ottobre, mentre il 17° (I battaglione) a prezzo di gravi perdite, ottiene qualche successo a sud di q. 118, catturando anche 43 prigionieri, il II battaglione del 18°, procedendo per la strada di Doberdò contro le trincee nemiche ad est di Vermegliano, raggiunge ed occupa, nonostante l'intenso fuoco ed i solidi reticolati, un elemento della trincea detta «della morte»; però la reazione del nemico non permette al battaglione, logoro dalle forti perdite (250 uomini dei quali 14 uffciali), di mantenere la posizione, che viene abbandonata la sera stessa. Il contegno tenuto il 21 ottobre venne consacrato nella motivazione della medaglia di bronzo al valor militare concessa al valoroso II battaglione del 18°. L'attacco, rinnovato il 22 ottobre, consente solo al 18° fanteria di avanzare ed affermarsi presso i reticolati delle trincee nemiche ad est di Vermegliano.

Per le gravi perdite subite (22 ufficiali ed oltre 630 uomini di truppa fuori combattimento), la brigata si limita nei giorni successivi a piccole azioni per tenere impegnato il nemico. Il 29 un tentativo di tre compagnie del 17° si infrange davanti ai reticolati intatti. Più fortunate, due compagnie del 18° riescono a penetrare in un tratto di trincea, ma il mancato afflusso del rincalzi, arrestati dal violento tiro di interdizione dell' artiglieria austriaca, non permette ai reparti assalitori, fortemente indeboliti dalle perdite, di mantenerne la conquista. Il 5 novembre la brigata si trasferisce nelle retrovie per un periodo di riposo, dopo il quale viene inviata, l’11 dicembre, nella zona di Monfalcone.